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«Un grande sognatore che alla fine ha avuto ragione». Così il sindaco Emanuele Antonelli aveva definito l’assessore durante la presentazione del progetto delle Nord. Ora, come detto, il nuovo sogno dell’esponente di giunta riguarda la “Hydrogen Valley” di Busto Arstizio.

«L’obiettivo – spiega – è accedere ai finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina fondi importanti alla transizione ecologica e in particolare alla filiera dell’idrogeno».

Perché a Busto? «La città ha sul suo territorio due interporti: quello dell’Hupac, legato alle Ferrovie dello Stato, e quello di Sacconago, legato alle Nord e alla Cargo City di Malpensa. L’idea è quella di rendere sostenibili i camion che attraversano la città grazie all’idrogeno».

L’intento è sviluppare «tutta la filiera dell’idrogeno, compresa la costruzione dei mezzi, con l’indotto collegato», precisa Mariani, che aggiunge: «Perché non far rivivere la Manchester d’Italia fornendo opportunità agli industriali e agli artigiani?».

L’assessore ha iniziato a muoversi: «Ho portato al tavolo Univa, Confartigianato, Sea, per vedere che cosa ne pensassero. Hanno apprezzato l’idea, perché sarebbe uno sviluppo industriale che al momento non esiste. Un po’ come il fotovoltaico di una quindicina di anni fa».

«Vogliamo realizzare un progetto molto concreto – prosegue – al fine di accedere ai finanziamenti».
L’obiettivo è dare nuova linfa alla zona industriale. Di fatto, attualmente «la pecca della logistica sta nel fatto che il container, una volta arrivato con il treno sui nostri interporti, viene trasportato mediamente per 50-60 chilometri dai camion che lo conducono a destinazione. Noi vorremmo intervenire, anche con l’aiuto della Regione, inserendo i camion ad idrogeno per questo tratto. Per quello finale (“l’ultimo miglio” dal magazzino al cittadino), la consegna potrà essere fatta con mezzi elettrici».


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Fonti: Informazione Online

Il presente è il gas naturale liquefatto (Lng), il futuro si chiama ammoniaca, idrogeno, fuel cell. Se gli armatori si sono mossi in largo anticipo sul fronte dei combustibili alternativi ai fossili, i porti sono stati decisamente più lenti. «Il nostro programma di costruzioni pre-Covid è rimasto inalterato - dice Franco Porcellacchia, vicepresidente di Costa Crociere, relatore al 5° Forum dello Shipping - Fra il 2021 e il 2025 prenderemo in consegna 14 navi, di cui 7 a Lng, che andranno ad aggiungersi alle 4 già ora disponibili. Abbiamo scelto il gas naturale quando non esistevano ancora le infrastrutture per il rifornimento: una scelta di cui siamo orgogliosi. Costa Smeralda e AidaNova fino ad oggi hanno operato per il 95% del tempo utilizzando propulsione a gas: l'obiettivo è stato pienamente centrato». Il futuro, però non sarà solo Lng.

«Il gas è un combustibile di transizione - dice Porcellacchia - per arrivare all'obiettivo zero emissions. Abbiamo abbattuto del 25% le emissioni di CO2, resta da cancellare il restante 75%. Con la nostra società Ecospray, per esempio, stiamo studiando la possibilità di generare biometano. Ma è solo una delle soluzioni possibili: penso all'idrogeno, all'ammoniaca, al metanolo. Già oggi, comunque, il 50% della nostra flotta potrebbe spegnere i motori in porto e utilizzare il cold ironing: purtroppo siamo impossibilitati a farlo perché a terra non troviamo la tecnologia».

Chi riesce a farlo è il gruppo Grimaldi, ma solo perché i suoi traghetti ibridi possono sfruttare le batterie. «La domanda di energia elettrica in porto è inferiore rispetto alle navi da crociera, quindi noi siamo già oggi in grado di garantire qualcosa che negli altri settori arriverà dopo: cioè zero emissioni in porto grazie alle batterie installate a bordo», dice Davide Bocchetti, responsabile efficienza energetica e innovazione di Grimaldi Group. «Operiamo circa 130 navi con i nostri 5 brand, e principalmente stiamo puntando su una strategia per l'oggi, che cerca di pulire quanto più possibile, con tutti i sistemi disponibili, i gas di scarico e le acque con sistemi di abbattimento e con le mega batterie per alimentare le navi quando sono in porto con cui riusciamo a fare la sosta a zero emissioni. Abbiamo anche la predisposizione al cold ironing, ma in Italia e nel Mediterraneo non sono ancora pronte nei porti le colonnine per attaccare la nave alla corrente». Le batterie consentono di non dover tenere i motori accessi in porto. «È un programma che abbiamo per 16 navi di cui 7 sono già state consegnate - spiega -, abbiamo così installato circa 100 megawatt di capacità».«Le navi sono oggetti molto complessi - dice Michele Francioni, senior vice president di Msc Crociere - sono città galleggianti con consumi energia importanti. La gestione di questi aspetti è fondamentali per mettere basi solide su una transizione energetica che sia sostenibile. Fra il 2020 e il 2050 abbiamo fissato diversi step necessari al raggiungimento delle zero emissions. Il gas naturale liquefatto rappresenta un passo importante, perché già oggi riusciamo a ridurre del 25% le emissioni di CO2. Ma il gas è importante anche perché è disponibile oggi ed è alla base delle tecnologie future. Guardando più in là pensiamo a idrogeno, fuel cell, ammoniaca, metanolo. È importantissimo che l'industria lavori in questa direzione»


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Fonti: Il Secolo XIX

L’idrogeno come strumento per salvaguardare l’ambiente, ma anche per aumentare la resilienza della società in caso di eventi avversi. E’ questa la visione di Toyota, che all’indomani della giornata mondiale dell’ambiente (tenutasi sabato 5 giugno) ha annunciato il progetto di un secondo ecosistema completamente basato sull’idrogeno, dopo quello in costruzione a Higashi-Fuji (denominato Woven city).

Questa volta il luogo scelto ha un importante valore simbolico: la prefettura di Fukushima, colpita nel 2011 dal disastro nucleare causato da un terremoto e maremoto, di cui il progetto Toyota contribuirà alla ricostruzione e alla messa in sicurezza.

Convertire i centri nodali

Mentre Woven City, nella prefettura di Shizuoka, mira a diventare una sorta di città laboratorio in cui sperimentare le tecnologie del futuro, il centro previsto a Fukushima vuole essere un test per un sistema in grado di resistere agli shock esterni, e dimostrare che l’idrogeno può essere una fonte energetica sicura anche in zone soggette a fenomeni estremi.

Di conseguenza Toyota, assieme ai suoi partner (tra cui Hino, Isuzu e Asahi), ha in progetto di convertire a idrogeno i centri nevralgici della cittadina di Namie, dove sorge il centro di ricerca Fukushima Hydrogen Energy Research Field (FH2R). Saranno interessati anzitutto gli hub logistici, gli esercizi commerciali al dettaglio e all’ingrosso, in particolare quelli di generi alimentari, e ovviamente gli impianti di produzione di beni essenziali.

Infrastrutture connesse

Tutte queste strutture saranno rese in grado di funzionare autonomamente in caso di black out grazie all’idrogeno, che alimenterà anche la flotta di veicoli commerciali, i quali verranno appositamente trasformati per funzionare tramite celle a combustibile. Completerà il quadro un sistema di stazioni di rifornimento, e ogni infrastruttura sarà connessa alle altre tramite una centrale operativa.

Il piano non è ancora stato spiegato in maniera dettagliata, ma si partirà dall’impostare un modello in grado di soddisfare i bisogni di una cittadina di circa 300mila abitanti, per poi estendere le dimensioni della sperimentazione. Toyota inoltre fornirà anche ambulanze e veicoli d’emergenza, ad esempio furgoni per la preparazione di alimenti, sempre alimentati a idrogeno. 


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Fonti: Staffetta Quotidiana

Il gestore delle infrastrutture portuali di frontiera tra Olanda e Fiandre North Sea Port, Fluxys Belgium, ArcelorMittal Belgium e il ministro federale belga dell'Energia Tinne Van der Straeten hanno firmato un accordo per sviluppare una rete di condotte per l'idrogeno, la CO2 e il calore nell'area portuale. La firma è avvenuta il 2 giugno durante una visita del ministro al porto del Mare del Nord.

"Con l'accordo firmato oggi - ha commentato il ministro Van der Straeten - l'idrogeno non è più un sogno lontano, ma una realtà vicina. La nostra posizione unica nel cuore dell'Europa - in un crocevia energetico proprio nel mezzo di molteplici distretti industriali - rende il Belgio un paese ideale per sfruttare appieno i benefici dell'idrogeno. Il Belgio ha una forte industria pesante, che rappresenta quasi il 30% delle emissioni totali di CO2, ed è proprio quel settore che si presta meglio a passare all'idrogeno per poter, tra altre cose, produrre acciaio privo di carbonio o verde. L'idrogeno verde sta svolgendo un ruolo cruciale nel percorso verso un'economia a emissioni zero".

L'obiettivo è costruire gasdotti per idrogeno, CO2 e calore nella parte belga dell'area portuale transfrontaliera di North Sea Port. Attraverso questi gasdotti, le aziende che producono, importano, trasportano e immagazzinano idrogeno, CO2 e calore saranno in grado di connettersi con aziende che le utilizzano come materie prime nei loro processi produttivi, con un abbinamento di offerta e domanda, "un passo cruciale nello sviluppo di un hub belga per l'idrogeno", sottolinea una nota congiunta.

La nuova rete nella parte belga del porto del Mare del Nord sarà collegata alla rete di gasdotti Fluxys nei Paesi Bassi.

"I prodotti chimici e l'acciaio - ha notato ancora Van der Straeten - sono i maggiori emettitori industriali di CO2 del paese. Lo stabilimento ArcelorMittal di Gand rappresenta l'8% (9,6 milioni di tonnellate di CO2) delle emissioni totali di CO2 del Belgio. Rendere più ecologico il nostro settore è quindi essenziale. 1 tonnellata di idrogeno può far risparmiare fino a 26 tonnellate di CO. Tenendo presente questo, nel piano federale di risanamento ho stanziato 95 milioni di euro per l'idrogeno e per la costruzione di una dorsale di CO2 nei nostri distretti industriali".

L'infrastruttura per l'idrogeno e la CO2 potrà consentirà anche il riutilizzo della CO2, in progetti come North-C-Methanol, dove un consorzio industriale che include Engie combinerà idrogeno verde con CO2 per la produzione di metanolo verde.


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Fonti: Staffetta Quotidiana

Le persone che il 25 maggio scorso sono passate davanti alla Torre Eiffel avranno visto l'iconico punto di riferimento parigino illuminato, in modo sostenibile, di colore verde, nell'ambito dell'evento "Paris de l'hydrogène" organizzato da Energy Observer. La scelta della luce verde simboleggia l'idrogeno rinnovabile certificato utilizzato per alimentare le celle a combustibile Toyota presente all'interno del generatore d’idrogeno GEH2® sviluppato da EODev (Energy Observer Developments).

"La nostra soluzione porta l'illuminazione della Torre Eiffel in una nuova era di progresso tecnologico e sostenibile. Riteniamo che questa iniziativa sarà seguita da molte altre, in cui gli eventi futuri potranno essere celebrati con energia pulita. Ci aspettiamo che i monumenti più belli della Francia e di altri paesi siano illuminati grazie a soluzioni energetiche sostenibili. Al di là del loro significato simbolico, queste iniziative, come il generatore GEH2®di EODev, portano all’evidenza soluzioni a zero emissioni che sono già oggi operative", dichiara Jérémie Lagarrigue, Managing Director di EODev.

Il generatore GEH2® sta inoltre alimentando il villaggio Energy Observer presente alla base della Torre Eiffel durante l’iniziativa. Molte aziende che forniscono soluzioni per l'energia e la mobilità alimentate a idrogeno presentano i propri veicoli e applicazioni per condividere una prospettiva sostenibile e innovativa sulle città del futuro.

Sono infatti in esposizione anche diverse altre applicazioni che integrano la tecnologia a celle a combustibile alimentate a idrogeno di Toyota, tra le quali la nuova Mirai, l’autobus prodotto da CaetanoBus, il generatore GEH2® e il modulo REXH2® (soluzione di alimentazione marittima a idrogeno) sviluppati da Toyota con EODev. Questi prodotti sono oggi tutti disponibili sul mercato e forniscono soluzioni reali in grado di sensibilizzare governi, industria, media, clienti e pubblico.

"La tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno svolgerà un ruolo chiave per consentire a Toyota di raggiungere l'obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. Questo impegno è stato preso nel 2015 quando abbiamo annunciato il nostro Environmental Challenge 2050 e abbiamo lanciato la Mirai, il primo veicolo al mondo a celle a combustibile prodotto in serie. Crediamo inoltre che la tecnologia delle celle a combustibile svolgerà un ruolo vitale nel raggiungimento della neutralità carbonica nell’ecosistema globale dei trasporti, non solo nel settore automobilistico, ma anche nei settori degli autobus, dei camion, delle ferrovie, dell'aviazione, del trasporto marittimo e dell'energia stazionaria" ha dichiarato Matt Harrison, Presidente e CEO di Toyota Motor Europe.

In qualità di Mobility Partner ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici, Parigi ha un significato particolare per Toyota. In occasione dei Giochi, infatti, Toyota fornirà veicoli a zero emissioni e soluzioni avanzate di mobilità, per testimoniare il suo impegno verso soluzioni di mobilità a zero emissioni e accessibili a tutti (“Mobility for All”).

(1) L’evento «Le Paris de l'hydrogène» è organizzato da Energy Observer con il sostegno della città di Parigi. Energy Observer è il nome della prima imbarcazione alimentata a idrogeno e a zero emissioni, un laboratorio e insieme un sostenitore della transizione energetica. Durante l’evento, che si svolge in Champ-de-Mars dal 20 al 30 maggio 2021, Energy Observer presenta il suo nuovo villaggio espositivo, dedicato appunto alla transizione ecologica, all’energia rinnovabile e all’idrogeno. Molti operatori dell’energia e di soluzioni di mobilità alimentate a idrogeno espongono i propri veicoli e sistemi per offrire una prospettiva positiva, ottimistica e innovativa sulle città del futuro. Durante l’evento, la Torre Eiffel è illuminata per la prima volta con idrogeno rinnovabile certificato dal generatore a zero emissioni sviluppato da EODev, la start-up nata dall’attività di ricerca e sviluppo svolta a bordo dell’imbarcazione Energy Observer.


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Fonti: Comunicato Stampa Toyota

Corinth Pipeworks, società del gruppo Cenergy Holdings specializzata nella realizzazione di condotte in acciaio, fornirà a Snam 440 km di tubazioni di nuova costruzione, tra le prime certificate per il trasporto di idrogeno fino al 100% in una rete gas a livello europeo.

La collaborazione tra Snam e Corinth Pipeworks è finalizzata all’adozione di soluzioni tecnicamente ed economicamente efficaci per il trasporto in sicurezza di idrogeno lungo una rete di condotte in acciaio ad alta pressione, ampio diametro ed elevata resistenza, in linea con lo standard ASME B31.12 opzione B. L’obiettivo è far sì che tubazioni costruite oggi e integrate nella rete gas esistente siano pronte a soddisfare il mix energetico del futuro. Come richiesto da questo standard, i tubi in acciaio (grado L415ME), con un diametro esterno di 26’’ (660 mm) e spessori di 11,1 mm e 15,9 mm, sono stati testati in laboratorio per mantenere la massima pressione durante il trasporto di quantitativi di idrogeno fino al 100%.

Siamo molto lieti di confermarci come produttori innovativi e di essere precursori nella fornitura di tubi in acciaio certificati di grande diametro e ad alta resistenza per il trasporto di idrogeno. Questo vettore ha un grande potenziale per la costruzione di un mix energetico sostenibile e per il raggiungimento degli obiettivi globali di decarbonizzazione e Corinth Pipeworks intende essere parte integrante di questo processo, fornendo ai propri clienti soluzioni che consentano loro di raggiungere i propri obiettivi”, ha affermato Ilias Bekiros, CEO di Corinth Pipeworks.

Questo accordo conferma l’impegno di Snam a rendere la propria infrastruttura sempre più pronta a trasportare non solo gas naturale e biometano, ma anche idrogeno. Parallelamente alle attività di analisi e certificazione della nostra rete, quando sostituiamo le condotte utilizziamo già oggi nuove tubazioni testate in laboratorio in linea con gli standard internazionali e in grado di trasportare fino al 100% di idrogeno senza variazioni di pressione. Il nostro obiettivo è fornire gas completamente decarbonizzato entro il 2050”, ha commentato Massimo Derchi, Chief Industrial Assets Officer di Snam.

Tutte le tubazioni sono state prodotte nello stabilimento di Corinth Pipeworks a Thisvi, in Grecia. La fornitura comprende anche il rivestimento anticorrosivo esterno 3LPE e il rivestimento epossidico liquido interno, realizzati nello stesso sito in cui sono stati prodotti i tubi. Con il supporto del suo partner di lunga data PIPEX Italia, Corinth Pipeworks è fornitore di Snam da oltre un decennio, con oltre 1.000 km di progetti di gasdotti completati o in esecuzione.

Nell’ambito del progetto, Corinth Pipeworks e Snam hanno concluso con successo il piano di azioni finalizzato alla certificazione di queste condotte del gas per il trasporto di idrogeno fino al 100%. Le attività hanno incluso l’analisi dei codici di progettazione per l’idrogeno, lo sviluppo di specifiche di qualifica e procedure di prova, la progettazione dell’acciaio secondo pratiche raccomandate e campagne di test a lungo termine per la qualifica delle saldature e per la resistenza alla fessurazione del metallo originario alla pressione di progetto e al 100% di idrogeno. Il piano di azioni è stato eseguito in collaborazione con RINA, ente di certificazione esterno riconosciuto con una significativa esperienza nei test sull’idrogeno e in meccanica della frattura.


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Fonti: Comunicato Stampa Snam

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