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Idrogeno illimitato per la decarbonizzazione su larga scala dei settori industria, mobilità ed energia

Chi è McPhy?

McPhy è progettista, produttore e integratore di apparecchiature a idrogeno dal 2008. La nostra missione è quella di sostenere la decarbonizzazione dei settori dell'industria, della mobilità e dell'energia.

Il team di McPhy è composto da dipendenti altamente qualificati e multi-specializzati che si impegnano costantemente nella realizzazione di progetti complessi che rappresentano grandi sfide tecnologiche, industriali, ambientali ed economiche.

Qual è la vostra competenza principale?

La nostra offerta è composta da due gamme complete di attrezzature: elettrolizzatori alcalini e stazioni di idrogeno. I nostri elettrolizzatori Piel e McLyzer "Small Line" sono perfettamente adatti a soddisfare le esigenze dell’industria leggera.

Per gli usi "pesanti", abbiamo sviluppato le nostre linee di elettrolizzatori McLyzer e Augmented McLyzer. La nostra gamma di stazioni di rifornimento di idrogeno McFilling ci permette di rispondere alle esigenze della mobilità leggera e pesante, e di accompagnare i nostri clienti nell'attuazione dei loro piani di mobilità a zero emissioni.

Qual è la vostra ambizione?

Puntiamo a diventare uno dei principali produttori mondiali per queste due linee di prodotti. McPhy è un esempio di una PMI in crescita, che mira ad aumentare la sua competitività di costo attraverso l'innovazione, sia tecnologica che industriale. Per esempio, stiamo accelerando il ritmo del nostro scale up industriale, e prevediamo di moltiplicare per più di 10 la capacità di produzione dei nostri elettrolizzatori e di 7 volte la capacità delle nostre stazioni di idrogeno nei prossimi anni.

In parallelo, continuiamo a investire fortemente nel nostro personale e nel nostro ecosistema di partnership, che sono fattori chiave di successo.

A chi rivolgersi?

Marco PARIGI
PIEL Global Sales Director - McLyzer Sales Manager Southern Europe
marco.parigi@mcphy.com
M. + 39 342 7809226
T. +39 0571 445836


Il Gruppo Toyota ha annunciato mega investimenti legati allo sviluppo di batterie per le auto elettriche e per i modelli a idrogeno. Nello specifico l'azienda giapponese ha in programma di investire1 .500 miliardi di yen (11,37 miliardi di euro al cambio attuale) fino al 2030, con l'obiettivo di vendere entro la fine del decennio 8 milioni di veicoli elettrificati, di cui 2 milioni puramente elettrici e fuel cell.

Riduzione del costo delle batterie

L'annuncio è stato dato in occasione di un evento con la stampa, simile all'Electrification Day di Stellantis o il Power Day del Gruppo Volkswagen, dove Toyota ha fornito maggiori dettagli sui passi segneranno la transizione verso la “carbon neutrality”. Il punto centrale sarà legato allo sviluppo di nuove batterie, in grado di ridurre i costi almeno del 50% (a partire dal 2025) e di conseguenza garantendo prezzi di listino più bassi. Nel dettaglio Toyota punta ad una riduzione del 30% dei costi generali di ogni singola batteria, tramite il ricorso a materiali meno costosi e processi maggiormente ottimizzati, a cui si aggiunge un miglioramento dell'efficienza energetica quantificato in almeno il 30%. A questo si aggiunge una maggiore flessibilità nella scelta dei fornitori e la possibilità di avere una capacità energetica tra i 180 e i 200 GWh. La roadmap disegnata da Toyota passerà inevitabilmente dalle batterie allo stato solido, caratterizzate da tempi di ricarica più rapidi, e nell'attesa da un miglioramento degli accumulatori a ioni di litio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

L'idrogeno verde svolge un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi e nell'accelerazione della transizione dell'Europa verso un'economia sostenibile e innovativa basata su soluzioni energetiche pulite.

L'idrogeno verde, infatti, è un vettore energetico a zero emissioni di carbonio interamente prodotto da fonti energetiche rinnovabili che può essere utilizzato nel settore industriale, del riscaldamento o della mobilità. I combustibili sintetici basati sull'idrogeno verde possono rendere i trasporti, difficili da elettrificare, più rispettosi del clima, soprattutto per quanto riguarda il traffico pesante o marittimo. Attraverso i cosiddetti processi "power-to-X", che trasformano l'energia in altri vettori energetici, l'idrogeno verde può essere utilizzato per produrre, ad esempio, importanti materie prime per l'industria chimica.

È a partire da queste certezze che a inizio 2021 è stata lanciata l’Agenda Process on Green Hydrogen, iniziativa pilota del nuovo Spazio Europeo di Ricerca (ERA). L’Agenda vede il coinvolgimento di molti Stati membri dell’Unione Europea e paesi terzi, in stretto coordinamento con la Commissione europea. Obiettivo finale: la creazione di un’agenda strategica per la ricerca e l’innovazione attraverso un approccio bottom-up (dal basso verso l’alto) che registri il contributo di società civile, governi, industria e accademici.

Rappresentazione grafica del processo dell’agenda © BMBF

Il punto di partenza del processo è stato individuato nella realizzazione di 3 seed paper attraverso il coinvolgimento dei principali esperti di idrogeno divisi in gruppi tematici (produzione, trasporto/infrastruttura, stimolazione del mercato).

L’Italia è rappresentata dal prof. Borchiellini e dal prof. Basile, entrambi componenti del Comitato Scientifico di HESE. Italia (dott. Aricò e dott.Moreno) e Bulgaria (Julian Popov) coordinano congiuntamente il gruppo di esperti che ha lavorato alla realizzazione del seed paper sulla produzione.

I documenti elaborati dagli esperti includono una serie di questionari di ricerca che hanno reso opportuno avviare una consultazione pubblica, aperta a tutte le parti interessate a contribuire con proprie idee e commenti, disponibile a questo link fino al 26 settembre 2021, 23:59 CEST.

Successivamente, i risultati della consultazione pubblica saranno oggetto di discussione e ulteriore elaborazione durante tre workshop tematici:

  • Trasporti e infrastrutture - 7 e 8 ottobre 2021, Berlino
  • Stimolazione del mercato - 22 ottobre 2021, Vienna
  • Produzione (coordinatori: Italia/Bulgaria) - 3a settimana di ottobre 2021, Roma

La conferenza conclusiva in programma il 16 e 17 dicembre 2021 a Bonn sarà l’occasione per presentare il documento finale, la Strategic Research and Innovation Agenda (SRIA) 


Sono diversi gli interventi che prevedono il ricorso all’idrogeno come vettore energetico pulito tra quelli finanziabili nell’ambito del programma messo a punto dal Governo italiano per decarbonizzare i porti della Penisola.

Il Ministero della Transizione Ecologia (Mite) ha infatti lanciato nei giorni scorsi – nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – il progetto ‘Green Ports’, pubblicando un “avviso pubblico di manifestazione d’interesse per la formulazione di proposte progettuali nell’ambito della componente (del PNRR; ndr) Intermodalità e Logistica Integrata – Investimento 1.1: Interventi di energia rinnovabile ed efficienza energetica nei porti”.

I fondi messi sul ‘piatto’ da Roma ammontano in totale a 270 milioni di euro e a poterli ricevere saranno soltanto i porti del Nord – nel dettaglio le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) del Mar Ligure Occidentale, Mar Ligure Orientale, Mar Tirreno Settentrionale, Mar Tirreno Centro Settentrionale, Mare di Sardegna, Mar Adriatico Centrale, Mar Adriatico Centro-Settentrionale, Mar Adriatico Orientale, Mar Adriatico Settentrionale – poiché quelli del Centro e del Sud avranno a disposizione risorse provenienti da altri capitoli di spesa.

Tutte le tipologie di intervento ammesse, e quindi candidabili a ricevere i finanziamenti, dovranno avere come obbiettivo la “riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri inquinanti connessi alla combustione di fossili legati alle attività portuali”, e per alcune di esse il Governo, nella tabella messa a disposizione sul sito del MiTE, fa esplicito riferimento all’idrogeno.

La tipologia di intervento numero 1, denominata “Produzione di energia da fonti rinnovabili” e caratterizzata da un coefficiente climatico pari al 100%, prevede infatti tra gli interventi ammissibili (con una dotazione finanziaria complessiva di 70 milioni di euro) “impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, incluse le diverse tecnologie di accumulo e/o produzione di idrogeno”

Anche la tipologia numero 4, “Mezzi di trasporto elettrici”, con coefficiente climatico del 100% e dotazione di 62 milioni, prevede espressamente un ricorso all’H2 elencando tra gli interventi ammissibili “l’acquisto di mezzi di servizio operanti all’interno del porto, alimentati con elettricità o idrogeno, ovvero elettrificazione dei mezzi esistenti. Ad esempio: veicoli e natanti di servizio (solo per AdSP), gru mobili, mezzi per la raccolta dei rifiuti, trattori, reach staker, elevatori, locotrattori e locomotori, tramogge e similari”.

Il vettore torna anche nella tipologia successiva, la numero 5 (coefficiente 100% e 23 milioni di dotazione economica), che riguarda “interventi sulla rete elettrica o altri impianti per aumentarne l’efficienza e la digitalizzazione, ovvero propedeutici alla creazione di una Port Grid, (accumuli, elettrolizzatori per la produzione di idrogeno e impianti similari)”.

Infine, anche la tipologia di intervento numero 6 “Realizzazione di infrastrutture per l’utilizzo dell’elettricità in porto”, con un coefficiente climatico del 100% e 22 milioni di euro a disposizione, menziona l’H2 essendo di fatto collegata alla numero 4 e prevedendo la realizzazione di “infrastrutture e altri dispositivi per l’alimentazione e ricarica dei mezzi elettrici o ad idrogeno”.

Le proposte progettuali, che dovranno essere presentate dalla AdSP – le quali potranno farlo in proprio o per contro di concessionari/terminalisti – dovranno pervenire al Ministero entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, avvenuta lo scorso 25 agosto.


Fonte: Hydronews

Gli investimenti in tutta la catena del valore connessa all’idrogeno, dalla produzione alle infrastrutture per la distribuzione e lo stoccaggio, raggiungeranno da qui al 2050 la cifra quasi stellare di 140 trilioni, ovvero 140mila miliardi, di dollari.

Però, dopo tanto impegno, il pianeta potrà disporre di una fonte energetica sostanzialmente pulita e soprattutto inesauribile a prezzi progressivamente e sensibilmente decrescenti: caleranno del 75% già alla fine di questo decennio e poi di un altro 50% entro la metà del secolo. Di tutto questo è convinta Ubs: la grande banca svizzera ha messo al lavoro oltre 20 analisti specializzati in ogni angolo del pianeta e ha realizzato un report di oltre 100 pagine fittissime di dati e tabelle per non lasciare nessun mistero su questo mercato nuovo, non privo di rischi eppure probabilmente decisivo per un futuro “carbon free” quale dovrebbe essere quello declinato per metà secolo.

Lo studio cerca di interpretare con la maggior possibile accuratezza le differenze fra Paese e Paese nell’adozione dell’idrogeno come fonte energetica, i settori in cui sarà davvero conveniente utilizzarlo (il primo della lista sono i trasporti pesanti via terra, oggi fra i più inquinanti), le migliori aree produttive, l’adozione anche in settori oggi impensati quali l’alluminio “leggero”, le reali capacità e opportunità locali per adottarlo come fonte energetica.
L’Ubs innanzitutto si dice d’accordo con quanto recentemente affermato dall’International Energy Agency, e cioè che il numero di brevetti per tecnologie che coinvolgono l’idrogeno (comprese batterie e ricattura della CO2) supererà già il prossimo anno quelli inerenti i combustibili fossili. Del resto, l’indice S&P Global Clean Tech Index (dove sono presenti in massa le aziende dell’idrogeno) ha generato negli ultimi tre anni ritorni finanziari di oltre il 40% negli ultimi tre anni, più del doppio rispetto al benchmark S&P 500. E non a caso gli stessi fondi d’investimento che hanno fatto la fortuna di aziende come Uber, Instagram e Twitter, ora stanno puntando con decisione sui nuovi comparti come appunto l’idrogeno. Tutto questo sarebbe favorito naturalmente dall’adozione globale di una vera e abbastanza pesante carbon tax. L’Ubs azzarda un valore: 40 dollari per tonnellata di CO2prodotta.

Un caso cui l’Ubs guarda con particolare attenzione è la Cina, fino ad ora pecora nera di qualsiasi politica di decarbonizzazione. E invece Pechino, secondo la banca svizzera, ha tutte le potenzialità – e addirittura anche la volontà – per costruire un’economia di autosufficienza energetica basata proprio sull’idrogeno. Il 100% dell’autosufficienza verrà raggiunto, in questo scenario, magari non proprio nel 2050 ma una decina d’anni più tardi, però è molto significativo che ci sia questa realistica possibilità. Particolarmente virtuosa sarà l’interazione con l’energia solare ed eolica già prodotta in gran quantità nella Repubblica Popolare, cruciale per realizzare l’idrogeno “verde” (o “blu” a seconda di alcune minime variazioni) che è quello ambientalmente più compatibile.

Proprio in questi giorni, il governatorato della Mongolia interna ha dato il via libera, con il beneplacito del governo di Pechino, alla costruzione di un complesso di impianti in grado di utilizzare tale tecnologia “verde”. Entreranno in servizio a metà 2023, produrranno 70mila tonnellate di idrogeno e permetteranno di risparmiare quasi 75 milioni di litri di benzina e altri derivati dal petrolio. Con una capacità produttiva annunciata di 465 MW, sarà il maggior complesso per la produzione di idrogeno in Cina e uno dei più importanti al mondo. La “palma” spettava a un’iniziativa di Sinopec (tramite lo Ningxia Baofeng Energy Group) che sta per completare un impianto di elettrolisi da 150 MW alimentato a energia solare a fianco di uno dei suoi stabilimenti petrolchimici. Anche il China Baowu Steel Group ha annunciato piani per un complesso da 1,5 GW destinato ad alimentare l’industria dell’acciaio e dell’alluminio “verdi”, ma non ha reso noto il timing. Ma l’intera Asia, scrive il rapporto della banca svizzera, è una sorta di laboratorio per la valorizzazione della nuova fonte. Entro il 2060 (come detto viene calcolata una proroga di fatto), calcola l’Ubs, il mercato dell’idrogeno nell’est riguarderà 300 milioni di tonnellate di tonnellate equivalenti l’anno, fra le nove e le dieci volte i volumi attuali, che corrisponde al 15% degli attuali consumi primari di energia.

Le iniziative più importanti, si legge nel documento, sono in Giappone, Taiwan, Corea del Sud e India. Per comparazione, oggi il gas naturale copre il 13% dei consumi e il petrolio intorno al 27%. La cosa più importante è che nell’intera area asiatica dell’est, Cina e Giappone in testa, l’idrogeno “pulito” (blu e verde) entro il 2060 servirà per il 30% dei trasporti, il 17% della generazione elettrica e il 20% dell’industria dell’acciaio. Ma già nel 2050 il valore della produzione di idrogeno in Cina toccherà i 2 trilioni di dollari.

Quanto al resto del mondo, in America dove è più consolidata la perdurante presenza del complesso delle energie tradizionali, ci si muove con una certa prudenza, e la domanda di idrogeno coprirà una quota fra l’1 e il 14% del mix energetico nel 2050, fra le 22 e le 41 tonnellate annue. In Europa invece si sta procedendo con determinazione sulla strada giusta, come del resto è codificato, spiega l’Ubs, nell’European Green Deal con i relativi finanziamenti, dove è scritto a chiare lettere il ruolo fondamentale dell’idrogeno sia nelle tecniche di cattura dell’anidride carbonica sia nell’utilizzo come fonte energetica.

L’obiettivo è sostituire a fine periodo (2050), scrive il report dell’Ubs confermando quanto già affermato dall’Unione europea, una quota fra il 13 e il 14%% del mix energetico (si tratta soprattutto di sostituire l’attuale energia alimentata a gas naturale) con l’idrogeno, rispetto al 2% (e forse qualcosa di meno) attuale. Dovunque fioriscono iniziative. Ci sono i progetti della Snam per l’Italia, per esempio (ne abbiamo parlato ampiamente su queste colonne), e c’è ora l’annuncio del governo britannico di un piano di investimenti diretto di 900 milioni di sterline che auspicabilmente attrarrà 4 miliardi di investimenti privati, il tutto destinato a sostituire con l’idrogeno l’attuale fornitura di combustibili fossili (compreso il carbone) per la cucina e il riscaldamento di 3 milioni di famiglie, entro il 2030. La relazione di accompagnamento al piano finanziario sostiene che l’idrogeno potrebbe coprire il 20-35% dei consumi energetici britannici entro il 2050.

Tutto questo, conclude il piano, non è che l’inizio. In nessun settore energetico come l’idrogeno è così viva la ricerca tecnologica per arrivare a nuove e più economiche tecniche di estrazione, produzione, stoccaggio, utilizzo come fonte energetica. Di sicuro ci sono la cruciale funzione di abbattimento delle emissioni, e poi l’opportunità di stimolare e finanziare anche da parte pubblica sempre nuovi programmi di ricerca e sviluppo.


Fonte: La Repubblica

Il gruppo spagnolo Iberdrola, uno dei leader mondiali nel settore dell’energia rinnovabile, ha siglato un protocollo d’intesa con AECOM, Ancitel Energia e Ambiente e Cinque International per lo sviluppo del progetto di riconversione a idrogeno verde della dorsale ferroviaria appenninica che collega Sansepolcro (Arezzo) a Sulmona (L’Aquila).

La linea Sansepolcro-Sulmona – ricorda Iberdrola in una nota – è lunga 300 Km ed è strategica per il collegamento delle aree interne dell’Italia attraversando Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo e passando per Perugia, Terni, Rieti e L’Aquila. Una tratta parzialmente non elettrificata e percorsa da treni diesel giunti a fine vita: con il passaggio all’alimentazione a idrogeno si ridurranno drasticamente i costi rispetto all’elettrificazione tradizionale e si porteranno innovazione e sviluppo in aree soggette a spopolamento e deindustrializzazione.

Il protocollo firmato dal gruppo energetico iberico con gli altri partner include anche una valutazione di fattibilità tecnica per lo sviluppo della linea trasversale Ferrovia dei Due Mari a idrogeno, che dovrebbe collegare l’Aeroporto di Fiumicino e Roma a San Benedetto del Tronto passando per Rieti, Amatrice ed Ascoli Piceno, facendo di Roma la prima capitale al mondo servita da treni a idrogeno.

Le iniziative di riconversione fanno parte del progetto integrato e sostenibile per il rilancio dell’Appennino centrale promosso in prima istanza da AECOM, Ancitel Energia e Ambiente e Cinque International. Il programma di interventi è incentrato sul ricorso a treni elettrici a idrogeno, come leva per attrarre investimenti produttivi nei territori colpiti dagli eventi sismici del 2009, del 2016 e del 2017, che negli ultimi anni hanno sofferto lo spopolamento e il declino economico, fenomeni aggravati dalla diffusione della pandemia. Al centro dell’iniziativa c’è l’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito energetico e ambientale, con un ruolo particolare riconosciuto all’idrogeno verde.

Lorenzo Costantini, country manager Italia di Iberdrola, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di mettere le nostre competenze al servizio di questo ambizioso progetto che, oltre ad avere un importante impatto ambientale, punta ad avere anche una significativa ricaduta a livello economico e sociale, a supporto di territori che negli ultimi anni sono stati pesantemente colpiti dagli eventi sismici”.

Il progetto di ferrovia a idrogeno Sansepolcro-Sulmona ha già superato diversi step: nel 2019 è stato presentato al Tavolo Idrogeno del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE). Nel 2020, a seguito di uno studio di prefattibilità coordinato dalla Scuola Superiore S.Anna di Pisa, è stato avviato un tavolo tecnico presso il MiSE con la partecipazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), del gruppo FS e di RFI. Nel dicembre 2020 è iniziato il processo di raccolta delle adesioni delle comunitá locali, finalizzato a rimuovere eventuali ostacoli burocratici e amministrativi. Infine, nel luglio 2021 il progetto ha superato la fase di preselezione da parte della Commissione Europea nell’ambito della European Clean Hydrogen Alliance.


Fonte: Hydronews

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