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Geopolitica in transizione

Secondo il nuovo rapporto Irena (International Renewable Energy Agency) l'idrogeno sarà determinante non solo per raggiungere gli obiettivi climatici della transizione energetica, ma anche per definire una nuova rete geopolitica.

In questi mesi, in particolare in Europa, il caro energia e le tensioni con la Russia stanno evidenziando quanto sia urgente e necessario ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas. I futuri flussi commerciali di idrogeno, sottolinea Irena, dovrebbero essere meno influenzati dal potere di pochi Paesi produttori-esportatori, come avviene oggi con petrolio e gas.

Come riportato nel report dell’Agenzia, nel 2050 il 12% dei consumi finali di energia potrebbe essere coperto da idrogeno “pulito”, di cui la maggior parte prodotto da elettrolizzatori alimentati con elettricità 100% rinnovabile (H2 verde), mentre il restante sarebbe ricavato da fonti fossili dotate di sistemi CCS (Carbon capture and storage).
Nel rapporto ci sono diverse indicazioni interessanti su come potrebbe evolversi la “hydrogen economy”.

I settori che maggiormente potrebbero beneficiare dello sviluppo della filiera dell’idrogeno sono i cosiddetti settori “hard-to-abate”, dove è più difficile abbattere le emissioni inquinanti e dove è più complesso impiegare direttamente energia elettrica, o cioè industrie pesanti - raffinerie, acciaierie e cementifici - e trasporto a lunga percorrenza - navi e aerei.

Introducendo più idrogeno verde nel mix energetico si può rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti dei singoli Paesi “riducendo la dipendenza dalle importazioni e la volatilità dei prezzi e aumentando la flessibilità del sistema energetico”. Inoltre, le regole e la governance della hydrogen economy potrebbero portare “a una competizione geopolitica o aprire una nuova era di cooperazione internazionale avanzata”.
Attori diversi, nello scenario globale, potrebbero avere un ruolo chiave: Africa, Medio Oriente, America del Sud e Oceania, senza dimenticare qualche zona in Europa (Spagna ad esempio), hanno il maggiore potenziale tecnico per produrre H2 verde a basso costo grazie all’ampia disponibilità di risorse rinnovabili.
Aiutare i Paesi in via di sviluppo a implementare le necessarie tecnologie potrebbe promuovere equità e inclusione, “creando catene di valore locali, industrie verdi e posti di lavoro nei Paesi ricchi di rinnovabili”.

Secondo quanto riportato nel rapporto Irena, in Italia potrebbero essere disponibili in media più di 500 milioni di euro/anno al 2030 per progetti in questo campo.
Già nel PNRR vengono destinati 10 miliardi di euro allo sviluppo di una filiera nazionale di H2 tra produzione, distribuzione, infrastrutture.

Fonte: Qualenergia , Rapporto Irena


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