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Idrogeno, la strategia nazionale

Il MiSE ha limato gli ultimi dettagli delle linee guida per la strategia nazionale sull’idrogeno. Manca ancora una data per la pubblicazione, comunque attesa a breve. Poi seguirà una consultazione pubblica con i portatori di interesse, con l’obiettivo di consolidare una versione definitiva del documento per i primi mesi del 2021.

La bozza di documento, intitolato Linee guida preliminari per una strategia nazionale sull’idrogeno, mette nero su bianco alcuni parametri. A partire dagli investimenti che il MiSE punta a mobilitare. Si parla all’incirca di 10 miliardi di euro da qui al 2030. Roma ne metterà a disposizione metà, l’altro 50% invece arriverà da fondi europei e da finanziamenti privati.


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Su cosa punta la strategia italiana? Al centro c’è l’idrogeno verde, vale a dire quello davvero a emissioni zero. Prodotto con energia da fonti rinnovabili attraverso un processo di elettrolisi dell’acqua. Ma nella bozza di documento, vista dall’agenzia stampa Reuters, non sembra ci siano limitazioni per l’idrogeno blu. Si tratta di H2 prodotto a partire da fonti fossili come carbone, gas e petrolio, ma con il recupero della CO2 emessa attraverso tecnologie CCS (cattura e stoccaggio del carbonio).

La preferenza del governo va comunque per dotare il paese della capacità necessaria per competere sul fronte dell’idrogeno verde. L’obiettivo delineato dalla squadra di tecnici coordinata dal vice ministro Stefano Buffagni è di ottenere 5 GW di capacità di elettrolisi entro il 2030. Ambiti d’impiego indicati dal documento sono i trasporti (treni e camion), l’industria pesante (riconversione delle raffinerie, ma non solo) e la miscelazione nella rete del gas naturale.


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Altri elementi che emergono dalla bozza di linee guida della strategia nazionale sull’idrogeno: entro la fine del decennio, il MiSE mira a far sì che l’idrogeno soddisfi il 2% della domanda finale di energia del paese. Secondo i calcoli del ministero, questo permetterebbe di eliminare fino a 8 milioni di tonnellate di CO2. Questo per il primo step, di rodaggio.

Un secondo periodo, 2030-2050, dovrebbe invece vedere l’introduzione su larga scala dell’idrogeno nel mix energetico nazionale. Per la metà del secolo, se i costi continueranno a calare e si svilupperanno le necessarie economie di scala, il MiSE stima che l’idrogeno possa soddisfare addirittura il 20% della domanda italiana di energia.

Infine le ricadute su occupazione e PIL. Nel complesso l’idrogeno potrebbe portare 200mila nuovi posti di lavoro e generare ricchezza fino a 27 miliardi di euro.

Fonte: Rinnovabili.it

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