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Italia Hub dell'idrogeno in Europa

Lo studio realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Snam analizza per la filiera industriale italiana dell’idrogeno e ne individua i vantaggi competitivi nello scenario europeo e internazionale, a partire dalla posizione geografica e dalla forza del settore manifatturiero.

Perché l’Italia?

Secondo la ricerca, l’Italia può sfruttare un posizionamento forte in alcuni settori collegati, come quello della produzione di tecnologie termiche per l’idrogeno (primo produttore in Europa, con una quota di mercato del 24%), tecnologie meccaniche per l’idrogeno (secondo produttore in Europa, con una quota di mercato del 19%) e tecnologie per la produzione di idrogeno rinnovabile (secondo produttore in Europa, con una quota di mercato del 25%).
Inoltre, c’è il posizionamento geografico a dare altri vantaggi all'Italia: si potrà importare idrogeno prodotto in Nord Africa attraverso l’energia solare a un costo del 10-15% inferiore rispetto alla produzione domestica, valorizzando la maggiore disponibilità di terreni per installazione di rinnovabili e l’elevato irraggiamento e al contempo diminuendo la variabilità stagionale. In questo modo, il Paese può diventare il «ponte infrastrutturale» tra l’Europa e il continente africano, abilitando quindi una maggiore penetrazione dell’idrogeno anche negli altri Paesi europei.
Inoltre, la rete del gas italiana (e qui entra in gioco Snam) può costituire la base per accogliere sempre maggiori percentuali di idrogeno, attraverso una serie di investimenti mirati.
Infine, il sistema energetico italiano, contraddistinto da un ruolo importante delle rinnovabili , è in grado di integrare efficientemente l’idrogeno.

Europa e Idrogeno

La scelta dell’idrogeno risiede anche in una precisa visione dell’Europa su questo vettore energetico. L’8 luglio 2020 la Commissione Europea ha adottato una nuova strategia per la ricerca e l’innovazione sull’”idrogeno verde”, ovvero quello prodotto da fonti rinnovabili: in particolare dall'energia solare. Il progetto ha ricevuto fondi per 985 milioni di euro da distribuire in altri 250 progetti a tema.

Info-grafica dei progetti europei sull'espansione dell'idrogeno

A livello mondiale gli scenari di penetrazione stimano al 2050 un peso dell’idrogeno che potrà raggiungere un quarto della domanda finale di energia, una quota  che  trova  corrispondenza anche a livello europeo, per cui la percentuale di penetrazione varia tra il 18% e il 24%.

Snam è pronta

Il CEO di Snam Marco Alvera, durante la conferenza ha riferito che “nel 2000, il prezzo dell'idrogeno da fonti rinnovabili era 40 volte superiore a quello del petrolio. Oggi si stima che entro cinque anni diventerà competitivo con alcuni combustibili attuali.

Snam è uno dei più grandi gestori di gasdotti in Europa, e sta già sperimentando un mix del 10% di idrogeno nella sua rete di gasdotti lunga circa 41.000 chilometri (al 2018). Snam ha dichiarato che la rete attuale di gas naturale è già composta dal 70% di tubature pronte per trasportare l’idrogeno.

Il contributo al PIL e all'occupazione

In termini di contributo al PIL, è stato stimato un valore aggiunto (diretto, indiretto e indotto) compreso tra 22 e 37 miliardi di euro al 2050. Il contributo all'economia è riconducibile anche all'occupazione, grazie alla possibile creazione, tra impatti diretti, indiretti e indotti, di un numero di nuovi posti di lavoro compreso tra 320.000 e 540.000 al 2050.

I 6 passi dell'italia per il futuro

Per valorizzare le molteplici opportunità offerte dall'idrogeno e trarne i massimi benefici, lo studio suggerisce che l’Italia si doti di un piano basato su sei azioni: elaborare una visione e una strategia di lungo termine; creare un ecosistema dell’innovazione e accelerare lo sviluppo di una filiera industriale dedicata attraverso la riconversione dell’industria esistente e l’attrazione di nuovi investimenti; supportare la produzione di idrogeno decarbonizzato su scala nazionale; promuovere un’ampia diffusione dell’idrogeno nei consumi finali; incentivare lo sviluppo di competenze specialistiche sia per le nuove figure professionali sia per accompagnare la transizione di quelle esistenti; sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo dell’impresa sui benefici derivanti dall'impiego di questo vettore.

Fonte: Il Corriere della Sera

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